
Il decollo
Finisce sempre così.
[via rododentro]
Questo articolo è stato pubblicato
venerdì, 5 settembre 2008 alle 15:44 e classificato in Alitalia, Politica, satira.
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Cercando notizie sulla vicenda Alitalia ho rintracciato alcuni commenti in un blog su MSC, navigando alla ricerca di notizie su Gian Luigi APONTE, imprenditore che in pochi anni è riuscito dal “nulla” a creare un impero di oltre 300 navi. Ma poichè “nulla si crea e nulla si distrugge” è forte la curiosità di comprendere da dove nascono queste fortune. In uno dei blog frequentati c’era un interessante informazione sulla iniziale attività di Aponte come impiegato di Bernie Cornfeld (cercare su internet per maggiori informazioni) finanziere che, si dice, impiegasse capitali di incerta provenienza, e in particolare collegato forse al famigerato Lansk (vedi su Internet per maggiori informazioni). Da capitano marittimo a procuratore finanziario e poi d’improvviso grande imprenditore senza capitali, potrebbero forse trovarsi giustificazioni alla enorme disponibilità di capitali necessari per acquistare in 30 anni oltre 300 navi? Mancano precedenti nella storia di tanta fortuna imprenditoriale nel settore navale in così poco tempo. La dimensione di MSC è tale che qualsiasi indagine anche internazionale e transnazionale sarebbe komplessa se non impossibile anche per gli intralci posti da interessi nazionali che potrebbero essere compromessi. Leggevo che addirittura per queste difficoltà non si riesce neppure a comprendere quale sia la dimensione di fatturato di msc. Alla faccia della trasparenza. Oggi che si parla di Alitalia, Aponte imprenditore svizzero con capitali all’estero, sede in svizzera, società offshore, navi tutte di bandiera panamensa (vedi espresso del 2 settembre 2008), tasse pagate in Italia = 0, vuole legittimarsi come imprenditore nazionale interessato a sacrificarsi per il bene di aziende italiane. Altro equivoco su Alitalia. Si continua a parlare di compagnia di bandiera, e in nome di questo interesse si deroga alle leggi del mercato per decreto (no airone, no concorrenti sui voli nazionali, non anthitrust) ai rischi di impresa (no debiti, no dipendenti, no vecchi accordi sindacali), non dicendo che con questa operazione Alitalia diventa, ancora di più, una società privata, anche se molto privilegiata. Con buona pace degli imprenditori che si “sacrificano” nell’interesse nazionale! Ma alla fine della storia, se il salvataggio di Alitalia deve passare per una società depurata dei debiti, del carico dei dipendenti, della concorrenza nazionale, agevolata da mille ammortizzatori e con il pieno intervento e supporto dello Stato per il “decollo”, non si sarebbero trovati migliaia di potenziali azionisti per investire in questa nuova compagnia, senza regalarla con i soldi dei contribuenti ai soliti noti?
Giovanni1974
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io invece segnalo che sul blog di grillo ne parla marco travaglio in maniera esaustiva nell’articolo del 1° settembre.. “L’Alitalia viene divisa in due società. La Bad Company, la discarica, rimane a noi, allo Stato, con tutti i debiti. E’ una società che contiene debiti. La Good Company, invece, è quella meravigliosa, profumata, balsamica. Quella va ai privati, sedici privati, scelti privatamente con trattativa privata da Berlusconi e dai suoi uomini….” Leggetevelo voi stessi